Scuola faunistica venatoria veneta - Piazza San Lorenzo - 31048 Rovare' di San Biagio di Callalta, TV - Tel. 360.466786

FAQ (Frequently Asked Questions)

Per qualunque domanda: risposta immediata su scuolafaunistica@email.it

Una persona di fiducia, conoscente o parente, può ritirare munizioni o armi per conto nostro in armeria?

A quanti A.T.C. si può iscrivere un cacciatore?

Più cacciatori su di un’auto possono trasportare 1500 cartucce a testa?

Il proprietario o il conduttore di un fondo possono vietare sullo stesso l'esercizio dell'attività venatoria?

Devo denunciare il consumo delle munizioni?

Posso detenere e trasportare più di 200 cartucce di pistola? e di fucile?

Quali luoghi possono essere gli appostamenti fissi e quali i temporanei?

Posso ricaricare le cartucce senza problemi?

Posso spaventare un ladro sparando in aria?

Quali sono i mezzi consentiti per la caccia?

Il privato deve denunziare la cessione di armi?

Un fucile da caccia deve essere adattato per contenere solo due cartucce nel serbatoio o basta che ce ne siano due?

Le armi possono essere detenute in luoghi diversi dalla propria abitazione?

Le Guardie volontarie venatorie sono agenti di polizia giudiziaria?

Il serbatoio (caricatore) delle armi da caccia a canna rigata quanti colpi può contenere?

Chi è titolare di licenza di porto di fucile per il tiro a volo, può sparare ai piattelli in un proprio terreno?

E’ possibile fare tiro dinamico in un poligono privato con la licenza di tiro a volo?

Nelle zone di caccia vietata si può trasportare l’arma non smontata e senza custodia?

È consentito trasportare un’arma scarica entro la fondina alla cintura?

Quali sono i calibri consentiti per le armi da caccia?

Chi può trasportare armi e con quali modalità?

Chi trasporta legittimamente un’arma fuori del luogo in cui è denunziata, può usarla senza disporre di un porto d’armi?

Rinvenimento di armi, comportamento.

In una collezione quante armi dello stesso modello ma non catalogate si possono avere?

Che differenza c’è tra pallini e pallettoni, ed a cosa servono le strozzature?

E’ corretto mescolare pallini grossi e pallini piccoli nelle ricariche?

Nell’appostamento possono portare con me più armi, anche se sono di un compagno di caccia?

Le Province possono limitare la tipologia dei mezzi di caccia?

Mi è capitato di vedere una lepre abbattuta da una scarica di pallini del 10 ad una distanza considerevole, come si spiega?

Quanto bisogna sparare davanti un selvatico in corsa?

Durante la caccia capita che il selvatico venga preso dal cane. Sono in regola? Posso attirare i selvatici con la pastura?

L’uso di richiami acustici a funzionamento meccanico, elettromagnetico o elettromeccanico con o senza amplificazione del suono è sempre vietato?

Non ho ben capito come si misurano i calibri e perché l’otto è vietato a caccia mentre l’otto Flobert è consentito?

Da cosa è dovuta l’imprecisione delle palle da cinghiale sparate con fucili a canna liscia?

Per la caccia al cinghiale quale arma è consigliata?

Ad un esame per la licenza di caccia a cui ho assistito, ho sentito chiedere di parassitismo, che cosa significa?

Vorrei qualche chiarimento sulla "carta europea d'arma da fuoco".

Che cosa significa superfetazione ed è vero che le fatte di maschi e femmine delle lepri sono diverse?

In caso di controversie in materia di sanzioni amministrative di chi è la competenza?.

L'abbattimento di animali selvatici senza licenza di caccia è furto allo stato?

In caso di utilizzo di richiami acustici elettromagnetici è lecito il sequestro del fucile oltre che del richiamo?

Ma è poi possibile che i parchi non siano obbligati a tabellare il loro perimetro.

Che differenza c'è tra uccellagione e caccia con mezzi non consentiti?

Cosa sono i licheni?

Il porto d'armi per tiro si può trasformare in porto d'armi da caccia?

Posso trasportare il mio fucile da trap col camper. Come mi devo comportare?

Vorrei conoscere la normativa che riguarda l'importazione, la catalogazione delle armi e relativi costi.

 

Una persona di fiducia, conoscente o parente, può ritirare munizioni o armi per conto nostro in armeria?

Munizioni ed armi sono soggette alle stesse leggi, solo chi è munito di licenza di porto d’armi o di nulla osta all’acquisto può acquistare, trasportare e detenere sia munizioni che armi nelle quantità consentite. Non si può mandare un estraneo a ritirare cartucce o armi in armeria, a meno che egli non abbia una licenza di porto d’armi o il nulla osta.

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A quanti A.T.C. si può iscrivere un cacciatore?

Il territorio agro-silvo-pastorale destinato alla caccia programmata è suddiviso in ambiti territoriali di caccia (A. T C.) di dimensioni sub-provinciali, possibilmente omogenei e delimitati da confini naturali. Il cacciatore ha diritto di accesso ad un ATC compreso nella regione o nella provincia (se previsto dalla legge regionale) in cui risiede, ma può avere accesso ad Ambiti, anche compresi in una diversa regione, se i relativi organi di gestione, accertata la capienza, accolgono la sua richiesta (art. 14 comma 1 e 5 L. 157/92).

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Più cacciatori su di un’auto possono trasportare 1500 cartucce a testa?

Rimane valido il dettato della legge (art. 97 Reg. TULPS) e quindi i quantitativi non possono essere cumulati. Rimane da dire però che una persona che viaggia in automobile non è tenuta a dire agli altri occupanti del veicolo che cosa contengono i suoi bagagli.

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Il proprietario o il conduttore di un fondo possono vietare sullo stesso l'esercizio dell'attività venatoria?

Tale divieto può essere attuato in due modi:
a) proprietario o conduttore devono inoltrare al Presidente d la Giunta Regionale, entro trenta giorni dalla pubblicazione del piano faunistico, una richiesta motivata dall'esigenza di tutela di colture speciali o sperimentali in atto sul fondo. Qualora venga accolta la richiesta, sul fondo non potrà essere esercitata la caccia (art. 15 comma 3 L. 157/92);
b) proprietario o conduttore devono chiudere il fondo (ed infatti l'esercizio venatorio è vietato a chiunque nei fondi chiusi da muro o da rete metalli o da altra effettiva chiusura di altezza non inferiore a metri 1,20 o da corsi specchi d'acqua perenni il cui letto abbia la profondità di almeno metri 1,50 la larghezza di almeno 3 metri). I fondi di cui sopra devono essere delimitati da adeguate tabelle, esenti da tasse. Nel fondi chiusi è vietato a chiunque l'esercizio venatorio e quindi anche al proprietario e al conduttore del fondo (art. 15 comma 8 L. 157/92).
Vi sarebbe anche una terza possibilità: scendere a patti col direttivo dell’ambito (o del comprensorio alpino) per lasciare il terreno cacciabile in cambio di qualche forma di collaborazione (colture a perdere, siepi, ecc, in cambio di congrui incentivi economici).
Da ricordare che è vietato l'esercizio venatorio in forma vagante sui terreni in attualità di coltivazione. Sono considerati tali: i terreni con coltivazioni erbacee da seme; i frutteti specializzati; i vigneti e gli uliveti specializzati fino alla data del raccolto; terreni coltivati a soia e a riso, nonché a mais per la produzione di seme fino a la data del raccolto (art. 15 comma 7 L. 157/92).

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Devo denunciare il consumo delle munizioni?

Occorre denunziare il numero massimo di munizioni acquistato inizialmente. Non è necessario né denunziare di aver sparato le munizioni e nemmeno i successivi acquisti, purché non ci si trovi a detenere più munizioni di quante se ne sono denunziate all’inizio. La legge non prescrive di denunziare l’acquisto di armi o munizioni, ma solo la loro detenzione (portate nel luogo di custodia e lì detenute per il tempo occorrente per fare la denunzia). Sentenza Cass. I,18/05/2001 n. 20234: l’obbligo della denunzia previsto dall’art. 38 R.D. n. 773 del 1931 riguarda la detenzione e non l’acquisto delle munizioni. Cassazione, 4 febbraio 1994 n. 1327.

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Posso detenere e trasportare più di 200 cartucce di pistola? e di fucile?

Non si possono detenere e trasportare più di 200 colpi per arma corta. Una eccezione può essere fatta per le cartucce in calibro 22 LR, che possono essere considerate per carabina. Chi fa il tiro dinamico non può comperare e trasportare più di 200 cartucce per volta (però nello stesso giorno si può acquistare più volte 200 cartucce basta avere finito il lotto precedente). Attenzione: chi compra 200 cartucce e le spara in giornata (o la mattina dopo) non deve denunziare nulla, ma chi compera 200 cartucce e ne spara ad es. 100 non deve denunziare la variazione in diminuzione ma non deve nemmeno superare il quantitativo della denuncia originale. In pratica se io acquisto 200 cartucce e le sparo oggi stesso al poligono non devo fare nessuna denuncia di detenzione. Se ne avanzo devo farmi i conti con quelle che detengo, se ne detengo, comunque non devo superare le 200 (detenzione). Per il fucile le cose cambiano. Si possono detenere, facendone denunzia, fino a 200 cartucce per arma corta e fino a 1500 cartucce per arma lunga; cioè i due quantitativi sono cumulabili (1700 cartucce complessivamente). Le 1500 cartucce per fucile possono essere sia a palla e sia a pallini (canna rigata o liscia). Nel numero massimo di 1000 cartucce a pallini non occorre la denunzia, ma  ovviamente occorre la licenza per l’acquisto e la detenzione.  Le cartucce a palla vanno denunciate (anche una sola) e fino a 1500 basta la denuncia. Le cartucce cal. 22 sono considerate cartucce per arma lunga (long rifle).

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Quali luoghi possono essere gli appostamenti fissi e quali i temporanei?

Per appostamenti fissi si intendono tutti quei luoghi destinati alla caccia di attesa e di appostamento prolungato, caratterizzati da una preparazione del sito e dalla predisposizione dei mezzi. Va ricordato che la caccia da appostamento fisso rappresenta una delle forme esclusive di esercizio venatorio di cui all'art. 12 comma 5 L. 157/92 (art. 14 comma 12 L. 157/92; Cassazione sez. 3 n. 8813 del 6/9/76).
L'accesso all'appostamento fisso con l'uso di richiami vivi (massimo 40 di cattura per cacciatore) e con le proprie armi è consentito al titolare dell'autorizzazione nonché alle persone autorizzate dal titolare (massimo due) che abbiano scelto in via esclusiva questa forma di caccia (art. 14 comma 12 L 157/92).
L'appostamento temporaneo è inteso come caccia vagante (o meglio, rientra nelle altre forme di caccia), ed è consentito a condizione che non si produca modifica di sito (art. 14 comma 13 L. 157/92). Non vi è limite al numero di cacciatori nel capanno (appostamento temporaneo) e si possono utilizzare al massimo 10 richiami vivi di cattura per cacciatore. Sia nell'appostamento fisso che in quello temporaneo non vi è limite numerico all'uso di richiami vivi di allevamento, regolarmente detenuti e inanellati.
La Regione Veneto si è espressa col protocollo 250356/51.00.00.19.00 del 19 aprile 2006, a firma dell’’Ass. alle Politiche Faunistiche Venatorie, nella direzione che non è la tipologia del capanno a determinarne la classificazione, ma la scelta della caccia praticata, e riportata nel tesserino regionale. Tutti gli appostamenti che non sono fissi, ricadono nella lettera c) dell’art. 12 comma 5 della 157/92. Inoltre la Regione Veneto sposa la sentenza del Tribunale di Bassano n. 198/98 in cui si dice che non è sufficiente l’installazione di un capanno per creare modifica del sito. Diverso è arginare un corso d’acqua per allagare una porzione di territorio. Nello stesso protocollo viene anche ribadito che il cacciatore “potrà esercitare l’attività venatoria a tutte le specie cacciabili, ovviamente nei periodi consentiti, indipendentemente dalla forma di caccia prescelta”.

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Posso ricaricare le cartucce senza problemi?

La ricarica di cartucce già usate è lecita, ma per uso personale. Tutte le sostanze esplosive (tra queste non rientrano gli inneschi) devono essere denunziate all’autorità di P.S. La polvere da sparo può essere detenuta, in forza della sola denunzia, nel quantitativo massimo di cinque chilogrammi (attenzione, comprese le cartucce, e che sono circa 550 cartucce per chili di polvere e 4000 cartucce corte per chilo di polvere).

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Posso spaventare un ladro sparando in aria?

L’art. 703 c.p. (analogo al 57 TULPS) vieta di fare esplosioni pericolose, quali spari con arma da fuoco, in luoghi abitati o nelle sue adiacenze o lungo una pubblica via o in direzione di essa.
Occorre capire se lo sparo con armi sia vietato anche se non pericoloso e in quali situazioni si possa invocare una esimente quale la legittima difesa o lo stato di necessità o l’esercizio di un diritto o di un dovere.
Questa norma non è diretta ad evitare rumore, ma solo incidenti e perciò anche lo sparo con arma da fuoco è vietato in quanto sia pericoloso, così come prescritto per ogni tipo di esplosione. Ed infatti è da sempre consentito sparare in luoghi abitati entro poligoni di tiro, al chiuso o all’aperto, o entro la propria abitazione, se non vi è pericolo di fuoriuscita di proiettili. E sicuramente non è vietato sparare cartucce a salve con un’arma da fuoco. Bisogna verificare caso per caso, se lo sparo è da considerare pericoloso. Non si può sparare ad un ladro che fugge, il pericolo posto in essere non deve essere maggiore di quello che si vuole evitare. Bisogna mettersi sempre nelle condizioni di poter dimostrare che lo sparo non era pericoloso oppure, se lo era, che si aveva una solida giustificazione. Se vogliamo fare una valutazione di coscienza è bene ricordare che tutto l’oro che possiamo avere in casa non vale la vita di una persona. Diverso è se il ladro anziché fuggire si gira e ci affronta mettendo in pericolo la nostra vita.

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Quali sono i mezzi consentiti per la caccia?

E’ consentito l'uso del fucile con canna ad anima liscia fino a due colpi, a ripetizione e semiautomatico, con caricatore contenente non più di due cartucce, di calibro non superiore al 12. Nella zona faunistica delle Alpi è vietato l'uso del fucile con canna ad anima liscia a ripetizione semiautomatica (è qui il legislatore si è dimenticato del dodici a ripetizione manuale come ad esempio i fucili a pompa) salvo che il relativo caricatore sia adattato in modo da non contenere più di un colpo), nonché con fucile con canna ad anima rigata a caricamento singolo manuale o a ripetizione semiautomatica di calibro non inferiore a millimetri 5,6 con bossolo a vuoto di altezza non inferiore a millimetri 40. E' consentito l'uso del fucile a due o tre canne (combinato), di cui una o due ad anima liscia di calibro non superiore al 12 ed una o due ad anima rigata di calibro non inferiore a millimetri 5,6 (e qui il legislatore si è dimenticato del bossolo), nonché l'uso dell'arco e del falco.
Tutte le armi e tutti i mezzi per l'esercizio venatorio non esplicitamente richiamati sono vietati.
Il titolare della licenza di caccia è autorizzato, per l'esercizio venatorio, a portare anche gli utensili da punta e da taglio atti alle esigenze venatorie.
Le balestre sono espressamente vietate.
I fucili ad avancarica sono consentiti purché di calibro 12 o inferiore.
Le 22 sono vietate (sulle 22 ci sarebbe da discutere, ma vorrei capire che caccia si intende praticare con la 22) in quanto il bossolo non arriva a 40 mm.
Sono consentiti i Flobert, in quanto sono a canna liscia di diametro inferiore al calibro 12, in effetti l'8 a cui si riferiscono è calcolato in millimetri e non nella maniera dei dodici.

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Il privato deve denunziare la cessione di armi?

Chi cede un’arma deve presentare la denunzia della cessione all’ufficio a cui l’arma era denunziata. Anche se sulla base dell’art. 4 DL 22 novembre 1956 n. 1274 sembra il contrario, sicuramente è consigliabile continuare a denunziare le cessioni (non occorre più la carta da bollo).

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Un fucile da caccia deve essere adattato per contenere solo due cartucce nel serbatoio o basta che ce ne siano due?

I fucili usati per la caccia a canna liscia, devono contenere non più di due colpi nel serbatoio (uno in zona Alpi) oltre al colpo in canna. La disposizione di cui all'art. 13 L. 157/92 va letta nel senso che il caricatore deve essere predisposto per contenere non più di due cartucce e non nel senso che sia sufficiente che il caricatore ne contenga solo due (art. 13 L. 1575/92; Convenzione Internazionale di Parigi 18/10/50 ratificata dall'Italia L. 24/11/78 N. 812; sentenza Cassazione sez. 3 n. 8480 del 29/7/94).
Avere nell'arma, munizioni oltre il numero consentito non prevede una specifica sanzione, ma l'art. 13 della legge sulla caccia consente l'esercizio venatorio "con l'uso del fucile ad anima liscia fino a due colpi, a ripetizione e semiautomatico con caricatore contenente non più di due cartucce", per cui il servirsi di un'arma diversa per numero di cartucce costituisce il reato d'uso di mezzi non consentiti per la caccia (art. 30/h).

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Le armi possono essere detenute in luoghi diversi dalla propria abitazione?

Non bisogna confondere l’obbligo di custodia delle armi con la loro denuncia.
L’art. 38 TULPS stabilisce solamente l’obbligo di denuncia delle armi e l’art. 58 del Regolamento non si preoccupa affatto del luogo in cui sono detenute, ma quando si denuncia un’arma bisogna indicare il luogo in cui si trova (oltre alle armi già detenute e denunciate); ovvio che la norma ha un senso proprio per l’ipotesi che le armi siano denunciate in luoghi diversi. E’ prassi comune, consigliata persino da certi opuscoli delle Questure sul modo di evitare furti, di portare le armi in cassetta di sicurezza in Banca.
Non bisogna confondere tra detenzione e custodia: l’abitazione è considerata un luogo idoneo alla custodia di armi perché luogo abitato, specialmente di notte; un negozio o un ufficio potrebbero dare minor affidamento. Se però il locale è adeguatamente attrezzato (locale blindato, cassaforte, impianti di allarme) ed offre garanzia eguali o maggiori di un’abitazione, non vi è alcuna ragione per cui le armi non possano essere detenute nel luogo che si ritiene più confacente alle necessità del cittadino.

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Le Guardie volontarie venatorie sono agenti di polizia giudiziaria?

L’art. 57 del Codice di procedura penale attribuisce la qualifica di agente di PG solo a persone inquadrate in corpi alle dipendenze di enti pubblici con l’unica eccezione di coloro “ai quali leggi e regolamenti attribuiscono le funzioni di cui all’art. 55 “ e cioè di accertare reati. La legge 11 febbraio 1992 nr. 157, all’art. 27, dice che la vigilanza venatoria è affidata: a) agli agenti alle dipendenze degli enti locali delegati. “Ad essi è riconosciuta la qualifica di agenti di polizia giudiziaria e di pubblica sicurezza ai sensi della legislazione vigente”; b) alle guardie volontarie delle associazioni venatorie, ecc. È quindi la legge stessa sulla caccia ad escludere che alle guardie volontarie possa essere riconosciuta in via generale la qualifica di agente di polizia giudiziaria (e tanto meno di agente di PS). L’art. 28 successivo precisa l’importanza della distinzione stabilendo che solo gli addetti alla vigilanza che siano anche agenti di PG possono procedere a sequestro amministrativo o penale. È evidente quindi che non ha senso la tesi secondo cui chi è comunque incaricato di vigilare affinché non vengano commessi reati, divenga automaticamente agente di PG quando interviene: la legge incarica una serie lunghissima di guardie di ogni genere di svolgere “attività di vigilanza” affinché non vengano commesse violazioni alle leggi venatorie, ma poi stabilisce che atti di polizia giudiziaria (cioè atti di indagine ed intervento con rilevanza processuale penale quali sequestri, perquisizioni, assunzione di informazioni, ispezioni, ecc.) possono essere compiuti solo da chi ha specifiche attribuzioni di polizia giudiziaria. L’unico dubbio che potrebbe sorgere è il seguente: è possibile che una legge regionale attribuisca la qualifica di agente di PG a soggetti diversi da quelli indicati nella legge? La risposta deve essere negativa perché la Regione non ha poteri in materia di leggi penali e solo lo Stato può attribuire la qualifica di agente di PG. Inoltre la legge sulla caccia risulta aver espressamente delimitato l’ambito dell’art. 55 CPP.

Una curiosità: i guardia-pesca sono gli unici volontari che in forza di un Regio Decreto di anteguerra, mai abrogato, sono anche agenti di P. G. e per questo motivo possono sequestrare gli strumenti da pesca quando sono utilizzati in modo difforme alla legge.

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Il serbatoio (caricatore) delle armi da caccia a canna rigata quanti colpi può contenere?

La legge sulla caccia 1992/157 ha stabilito le seguenti distinzioni:
- fucili a colpo singolo; possono essere ad una o due o a tre canne(ma una deve essere diversa dalle altre due).
- fucili a canna liscia e semiautomatici: il serbatoio o il caricatore non deve poter contenere più di due cartucce. Quindi complessivamente l’arma non deve poter sparare più di tre colpi (uno in canna e due nel serbatoio). Attenzione in zona alpi il serbatoio non deve contenere più di un colpo.
- fucili a canna rigata a ripetizione ordinaria (la cartuccia viene camerata manovrando a mano l’otturatore): non vi è limite alla capacità del serbatoio, salvo ovviamente il limite stabilito nel provvedimento di catalogazione. Rientrano tra questi i fucili a leva e i fucili a canna rigata con ripetizione a pompa.
- fucili a canna rigata a ripetizione semiautomatica: la Corte di cassazione ha affermato che la limitazione a due colpi è stata riservata dall'art. 13 legge caccia ai soli fucili ad anima liscia (Cass. pen., sez. 111, 6 dicembre 1999, n. 3316; Cass. pen., sez. 111, 29 luglio 1999, n. 1897) ma ha anche affermato il contrario (Cass. pen., 26 agosto 1999, n. 2075).
Se il caricatore ha una capacità maggiore, sul terreno di caccia esso deve essere limitato in modo stabile alla capacità prescritta, vale a dire che il limitatore non deve poter essere eliminato sul posto. Bisogna anche ricordare che i comprensori alpini possono emettere regolamenti interni vincolanti per i soci. Onde evitare spiacevoli controversie don gli addetti alla vigilanza conviene informarsi preventivamente.
Importante: chi va a caccia all’estero si ricordi, al ritorno in Italia, di rimettere il riduttore.

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Chi è titolare di licenza di porto di fucile per il tiro a volo, può sparare ai piattelli in un proprio terreno?

In linea teorica Si ma in pratica No. La legge non dice che si deve andare in un campo di tiro ufficiale e quindi senza dubbio si può andare a sparare in un campo privato, ma deve essere un campo attrezzato, dove è escluso che l’arma venga portata per cacciare. Chi si reca in un terreno aperto, non può sottrarsi al sospetto di voler sparare, se capita, anche a selvatici. Ricordo inoltre che la legge venatoria vieta di portare armi cariche nei giorni di caccia chiusa e nei terreni in cui la caccia è vietata.

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E’ possibile fare tiro dinamico in un poligono privato con la licenza di tiro a volo?

Chi ha una licenza di porto di fucile può recarsi in un poligono del TSN e trasportarvi la propria pistola per usarla. Non pare invece che si possa fare la stessa cosa in un poligono privato, specie se all’aperto. Nel momento in cui, fuori della propria abitazione o sue pertinenze e in luogo pubblico o aperto al pubblico, si impugna un’arma, questa viene “portata” e occorre la relativa licenza. Il ragionamento potrebbe essere leggermente diverso se il poligono è al chiuso e non aperto al pubblico (bisognerà convincere i giudici). Se in casa altrui posso usare l’arma del padrone di casa, non si vede perché non dovrei poter usare la mia. Nel caso di poligoni all’aperto è sempre consentito che chi ha il porto d’armi, affidi la propria arma a persona che ne è priva e la faccia sparare, purché sotto il suo diretto controllo e assumendosi ogni responsabilità.

L’unica norma che regola la materia è l’art. 57 del TULPS il quale vieta di fare esplosioni pericolose in un luogo abitato o nelle sue adiacenze o lungo una via pubblica o in direzione di essa. Ogni altra condotta è consentita: è consentito sparare fuori dei luoghi abitati ed è consentito sparare in luogo abitato purché in modo non pericoloso (molti poligoni di tiro sono in luoghi abitati). Ciò significa che anche nell’abitato è consentito sparare all’interno di locali o all’esterno, adottando le cautele necessarie affinché i proiettili non possano fuoriuscire dalla zona di tiro. Nessuno ha mai obiettato per gli stand del tiro a segno nelle feste di paese (sparo di arma in luogo abitato da parte di persone prive di licenza!), per i poligoni di tiro presso le armerie (sparo in luogo abitato), per i tanti poligoni di tiro gestiti da associazioni private.

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Nelle zone di caccia vietata si può trasportare l’arma non smontata e senza custodia?

Se si legge l’art. 21 della legge sulla caccia, lettere da a) ad e), si vede che esso regola l’esercizio venatorio in certi luoghi: è vietato l’esercizio venatorio in molti luoghi (parchi, oasi, aie, aree sportive, ecc.) nonché sulle strade carrozzabili e nel raggio di 50 metri da esse.
Alla lettera f) si fissano invece le distanze di sicurezza entro cui non si può sparare in direzione di determinati obiettivi. Alla lettera h), infine, si stabilisce che all’interno dei centri abitati e delle altre zone in cui è vietata l’attività venatoria (termine questo che dovrebbe corrispondere all’esercizio venatorio, appena visto), nonché a bordo di veicoli di qualunque genere (anche di una bicicletta quindi) e ovunque e sempre nei giorni in cui non è consentita la caccia, è vietato il trasporto di armi, salvo che esse siano scariche e in apposta custodia. Quali soluzioni verranno applicate dai giudici?, è consigliabile essere prudenti e portare sempre con sé una sottile custodia (tascabile) in cui avvolgere l’arma per attraversare i luoghi “vietati”.

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È consentito trasportare un’arma scarica entro la fondina alla cintura?

No, le armi devono essere trasportare scariche e chiuse in un contenitore o custodia che ne impedisca l’uso immediato. Si consideri che secondo la giurisprudenza si ha il reato di porto d’armi anche se l’arma è scarica, perché può comunque essere usata per minacciare (anche una arma a salve può servire a questo scopo; il motivo del divieto è che sarebbe troppo facile buttar via le munizioni alla vista dei Carabinieri e poi giurare che l’arma era scarica). Chi è autorizzato a trasportare armi non può andare a sparare all’aperto con una pistola o una carabina. Nel momento che l’arma viene tolta dalla custodia ed impugnata, si commette il reato di porto illegale di arma.

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Quali sono i calibri consentiti per le armi da caccia?

La legge 157/1992, stabilisce quanto segue:

1) Fucili a canna liscia a ripetizione manuale o semiautomatici, il calibro non deve essere superiore al 12. Per la caccia il serbatoio dei semiautomatici deve essere ridotto alla capacità di due cartucce (più una in canna); nella zona faunistica delle Alpi, una sola cartuccia in serbatoio(ed una in canna).

2) Fucile a canna rigata, deve essere di “calibro non inferiore a 5,6 millimetri con bossolo a vuoto di altezza non inferiore a millimetri 40”. Il legislatore ha vietato i piccoli calibri a percussione anulare (le 22 tanto per capirci: 22 corto, 22 L.R., 22 magnum, 22 extra long, per citare quelli usati in Italia) perché essi producono uno sparo modesto e potrebbero essere usati per bracconaggio.

Il Flobert, non è vietato perché ha la canna liscia ed è inferiore al 12. Questa interpretazione è stata confermata dal Ministero dell’Interno con Circolare 6 maggio 1997 n. 559/C-50.065-E-97 (G.U. 122 del 28-5-97).
La commissione consultiva nella seduta 1/96 ha espresso il parere che rientrano tra i mezzi consentiti per l’esercizio dell’attività venatoria: a) i fucili ovvero le carabine con canna ad anima rigata a caricamento singolo manuale o a ripetizione semiautomatica, qualora siano in essi camerabili cartucce in calibro 5,6 mm. con bossolo a vuoto di altezza uguale o superiore a 40 millimetri; b) i fucili e le carabine dalle medesime caratteristiche tecnico-funzionali che utilizzano cartucce di calibro superiore a 5,6 millimetri anche se il bossolo a vuoto è di altezza inferiore a millimetri 40. I fucili in calibro 12 con canna rigata slug non sono soggetti a limitazione di colpi, salvo diverse disposizioni regionali.

3) Fucili combinati: non si possono usare combinati con più di tre canne e la canna rigata deve avere un calibro non inferiore a 5,6 mm (nulla dice per il bossolo dei combinati). Non sono vietati per la caccia fucili ad avancarica, siano essi antichi o repliche, siano essi a canna rigata o liscia.
Il calibro 22 lr (long rifle = lungo per fucile) è sempre stato considerato un calibro per arma lunga, e non poteva essere diversamente, visto il suo nome specifico. Il Ministero dell’interno in una circolare afferma che “le cartucce cal. 22 lungo per fucile sono da considerare cartucce per pistola”, ma la circolare non ha avuto molto seguito ed è stata presto dimenticata.
Del resto le circolari vincolano un po’ i funzionari, ma non il cittadino che non è affatto tenuto a conoscerle: in altre parole un cittadino non può essere condannato per non aver conosciuto ed osservato una circolare e il giudice, se sa ragionare con la propria testa, deve applicare la legge e non le circolari. E’ inoltre opportuno ricordare che in vari pareri il Ministero ha accettato l’idea che chi detiene una carabina in calibro 22 (o altro calibro sicuramente per arma corta) può detenere 1500 cartucce; ha cioè accolto la tesi che in questi casi si ha una classificazione promiscua delle cartucce per cui in concreto deve risalirsi all’arma in cui essa viene impiegata.

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Chi può trasportare armi e con quali modalità?

Le armi devono essere portate in condizioni tali da renderne materialmente impossibile l’uso in modo rapido; le armi non devono poter essere usate rapidamente neppure se ci si trova in situazione di pericolo.
Quindi: le armi dovranno essere smontate, scariche, il caricatore senza cartucce e le munizioni devono essere a parte o, se assieme alle armi, imballate a parte. Questo non vuol dire, ad esempio, che un bracconiere possa andare nel bosco con un fucile ben imballato, appostarsi in attesa di un cervo e, se scoperto, che possa sostenere che egli l’arma la stava solo trasportando! La sua condotta in questo caso dimostra che egli aveva l’arma allo scopo di usarla (= portarla) e pertanto verrà giustamente condannato per porto illegale d’armi. L’esportazione di armi proprie di qualsiasi genere (comuni da sparo, antiche, bianche) senza licenza è punita a norma dell’art. 695 c. p. con la pena dell’arresto da tre mesi a tre anni e dell’ammenda fino a lire 7.200.00. Si applica solo l’ammenda se l’esportazione riguarda collezioni di armi antiche.
L’art. 16 L. n. 110/1975 punisce chi esporta le armi oltre 90 giorni dal rilascio della licenza, ovviamente osservate tutte le altre prescrizioni, con le pene prevista dall’art. 17 T.U. di P.S. e cioè con la pena dell’ arresto fino a tre mesi oppure dell’ammenda.

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Chi trasporta legittimamente un’arma fuori del luogo in cui è denunziata, può usarla senza disporre di un porto d’armi?

Si possono usare le armi in un poligono di tiro e non si possono usare in un campo di tiro a volo perché occorre la licenza di porto di fucile. Se si trasporta l’arma in un luogo privato (casa di un amico, negozio dell’armiere), non ci sono problemi al fatto che l’arma sia estratta dal suo involucro e maneggiata oppure usata per sparare in un poligono privato. La legge sulle armi comuni da sparo del 1967 punisce solo il loro porto in luogo pubblico o aperto al pubblico (ma il negozio dell’armiere è aperto al pubblico e sarebbe vietato trasportarvi un’arma e aprire il pacco per farla vedere all’armiere. Piccolo delirio legislativo!). Qualcuno potrebbe invocare però la vecchia norma del 699 CP che vieta di portare armi fuori della propria abitazione e sue pertinenze: è però norma che va interpretata in base alle modifiche successive e al buon senso: essa non voleva di certo proibire che un soggetto trasportasse legalmente armi in casa d’altri. La norma si è preoccupata di vietare la condotta iniziale illegale e non si era posto il problema del tutto secondario dell’arma uscita di casa legalmente.

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Rinvenimento di armi, comportamento.

Il ritrovamento di armi va comunicato ai Carabinieri o alla P.S. Si può chiedere che le armi vengano restituite nei rari casi in cui risulta che erano nascoste da quasi mezzo secolo, e quindi non si può stabilire se al momento dell’occultamento fossero o meno in regola.

Importante: mai portarle con se per andare dai Carabinieri perché si rischia l’arresto in flagranza di reato.

Sono confiscate se risulta che erano state detenute fino ad allora senza denunzia. Chi consegna le armi ha diritto di avere una ricevuta e di chiedere la loro restituzione; l’autorità che le riceve ha solo l’alternativa, dopo aver fatto tutti gli accertamenti, di restituire le armi oppure di sequestrarle e inviarle all’autorità giudiziaria con denunzia a carico di qualcuno. Chi riesce a farsi restituire le armi deve munirsi di nulla osta all’acquisto e non è richiesta l’idoneità al maneggio delle armi. Vi è una circolare del ministero, emanata per il caso di chi eredita armi, in cui si dice che il nulla osta non è richiesto se il detentore rinunzia ad acquistare munizioni. Un’alternativa illegale è quella di lasciarle dove si trovano in attesa di una sanatoria, magari oliate e ingrassate a dovere (quando viene fatta una nuova legge sulle armi, in genere vi è anche una sanatoria), però come già detto, è illegale.

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In una collezione quante armi dello stesso modello ma non catalogate si possono avere?

Il Ministero dell’Interno si è occupato della cosa già nel 1986 con la risposta al quesito n. 559/C-50 6439-E-85 (detenzione in collezione di armi dello stesso modello, diverse per punzoni) e, sentito anche il parere della Commissione Consultiva Centrale delle armi, e tenuto conto del disposto dell’art. 10, comma VI, della legge 18 aprile 1975, n. 110 che consente la detenzione in collezione di non più di un esemplare per ogni modello di arma, ritenne che, pur trattandosi di più esemplari di armi dello stesso modello, ne possa essere consentita la detenzione in quanto i punzoni ed i marchi impressi sugli stessi determinano un diverso indirizzo storico culturale di detti esemplari, tanto da costituire elementi di differenziazione tali da poterli considerare modelli diversi della stessa arma.

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Che differenza c’è tra pallini e pallettoni, ed a cosa servono le strozzature?

I pallini superiori ad un certo diametro vengono chiamati volgarmente “pallettoni”, ma non vi è un criterio uniforme su dove porre la linea di distinzione. In alcuni paesi (Germania, Inghilterra, USA) si usa una denominazione particolare per pallini con diametro superiore a 6 mm, in altri oltre i 5 mm, in Italia invece solo per pallini la cui numerazione è indicata in zeri. Non è comunque una distinzione che abbia fondamento giuridico poiché per la legge si deve solo distinguere fra munizione spezzata e munizione a palla unica, ed i pallettoni sono considerati munizione spezzata. I pallini (munizione spezzata) vengono sparati da canne lisce cilindriche o con un restringimento degli ultimi centimetri di volata (strozzature). Uscendo dalla canna cilindrica tendono ad allargarsi radialmente perché la resistenza dell’aria ha all’inizio maggior presa sugli strati esterni dello sciame di pallini che non su quelli al centro. Inoltre il borraggio può avere inizialmente una velocità superiore a quella dello sciame e “bucarne” la parte centrale. La funzione della strozzatura è di evitare questi inconvenienti. Il risultato è che lo sciame di pallini si allunga un po’ di più nelle canne strozzate che in quelle cilindriche, ed un maggior numero di pallini (nelle canne strozzate) viene indirizzato a viaggiare parallelamente all’asse delle canna, e quindi la dispersione radiale inizia più tardi, quando la resistenza dell’aria riesce ad agire all’interno dello sciame, in modo diverso, sui singoli pallini (punto di apertura). L’effetto della strozzatura sulla velocità dei pallini è trascurabile. Lo scopo della strozzatura non è quello di concentrare al massimo la rosata di pallini, ma quello di avere, alla distanza voluta, la copertura ottimale della rosata.

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E’ corretto mescolare pallini grossi e pallini piccoli nelle ricariche?

Alcuni cacciatori un tempo usavano mescolare pallini grossi a pallini piccoli convinti di avere così una cartuccia buona per tutti gli usi. È una assurdità perché così facendo si ottengono, dopo una diecina di metri, due sciami perfettamente separati, ognuno dei quali contiene un numero di pallini del tutto insufficienti ad abbattere il selvatico (a 35 metri i due sciami saranno ad una distanza, l’uno dall’altro, di circa 1,5 metri!).

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Nell’appostamento possono portare con me più armi, anche se sono di un compagno di caccia?

La legge sulla caccia non pone limitazioni né riguardo al numero né con riferimento alla tipologia. Nessuna limitazione è posta dalla normativa che regolamenta la licenza di porto d'armi (in tal senso vedi parere dell'ufficio legislativo del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio 24 ottobre 2002, prot. N. 8031). Le armi potrebbero essere anche in comodato gratuito (prestito), perché la legge sulle armi 18 aprile 1975, n. 110, vieta il prestito e la locazione delle armi ma fa eccezione per quelle destinate ad uso scenico, ad uso sportivo e ad uso di caccia (art. 22). Occorre che i cacciatori tra i quali avviene lo scambio siano in possesso di porto d'armi: in caso contrario colui che affida ad altri la propria arma sapendo che il ricevente è sfornito della licenza necessaria risponde del reato di concorso in porto abusivo d'arma (Cass. pen., sez. 1, 20 luglio 2001, n. 29444, Usai).
Facciamo a capirci: se il compagno di caccia deve allontanarsi dal capanno (per esempio un’urgenza sul lavoro), sarà bene che affidi il fucile all’amico cacciatore piuttosto che lasciarlo in macchina. Ovviamente lo stesso discorso vale per la caccia vagante, anche se non ho mai visto un cacciatore con due fucili a spalla.

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Le Province possono limitare la tipologia dei mezzi di caccia?

La Corte di cassazione ha risposto che le deroghe alla normativa statale possono essere apportate con legge regionale e non con semplice regolamento (fattispecie in cui la Regione Emilia Romagna aveva con regolamento vietato l'uso della carabina a canna rigata per la caccia al cinghiale, divieto dichiarato dalla Corte illegittimo, perché non imposto con legge: Cass. civ., sez. 1, 22 giugno 1995, n. 7038).

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Mi è capitato di vedere una lepre abbattuta da una scarica di pallini del 10 ad una distanza considerevole, come si spiega?

La carica di pallini conserva una energia sovrabbondante anche a distanze sui venti metri a cui, ad esempio, una lepre di 3 o 4 kg può essere colpita da un numero di pallini sufficienti a dare circa 30 kgm di energia, vale a dire quanto un buon calibro 38. Il meccanismo dell’energia non è sufficiente a spiegare il motivo per cui il selvatico viene ucciso anche a distanza doppia sebbene colpito da un numero ridotto di pallini che talvolta penetrano di poco sotto la cute. Il vero meccanismo è stato scoperto facendo esperimenti scientifici su animali: si è così visto che lo stesso animale che rimaneva fulminato da una scarica di pallini che appena bucavano la pelle, quasi non riportava danni se veniva colpito mentre era narcotizzato. Si è perciò concluso che la morte non deriva direttamente dalle ferite, di per sé lievi, ma dallo shock nervoso cagionato dal fatto che più pallini colpiscono contemporaneamente più terminazioni nervose sparse sul corpo. In medicina legale questo fenomeno è conosciuto come “morte per inibizione riflessa” che talvolta può verificarsi anche per una sollecitazione improvvisa di una singola piccola ridotta regione del corpo (gli atemi delle arti marziali o la morte improvvisa di chi si butta in acqua). Per uccidere il selvatico è perciò necessario che venga colpito da un sufficiente numero di pallini che scatenino questo riflesso e paralizzino il cuore. Sotto questo aspetto può essere più letale una carica di pallini piccoli che una di pallini grossi, sempre che i pallini piccoli abbiano energia sufficiente a produrre ferite sotto cute. Occorre anche fare alcune considerazioni di carattere etico: quando si spara ad un selvatico bisognerebbe essere sicuri di abbatterlo. Personalmente, se sono a capanno con delle cartucce del 10 e passa una lepre non gli tiro.

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Quanto bisogna sparare davanti un selvatico in corsa?

Quando si spara ad un bersaglio in movimento non si deve mirare al centro di esso, ma un po’ più in avanti (vantaggio), rispetto alla direzione del movimento, perché i pallini impiegano un certo tempo a raggiungere il bersaglio e in quel tempo il bersaglio si è spostato. Si consideri che sulla distanza di 35 metri i pallini viaggiano alla velocità media di 285 m/s e impiegano circa 0,12 secondi a percorrerla; se il selvatico vola a 20 ms, in tale tempo avrà percorso 2,4 m; se esso passa trasversalmente di fronte a noi si dovrà sparare a detta distanza davanti alla sua testa. In teoria si dovrebbe tenere conto anche dei tempi di reazione del cacciatore e del sistema meccanico dell’arma, ma questi vengono corretti dallo stesso cacciatore che al momento dello sparo non blocca l’arma ma continua a muoverla, assecondando il movimento del bersaglio. Nella pratica si calcola il vantaggio non in metri, ma in “lunghezze dell’animale”; quindi il fagiano che vola trasversalmente ci appare lungo 60 cm il vantaggio da dare sarà dato da 2,40 m diviso 0,60 m = 4 fagiani; sarà sufficiente mirare “4 fagiani in avanti” secondo la lunghezza che il fagiano ci presenta per effetto della prospettiva.

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Durante la caccia capita che il selvatico venga preso dal cane. Sono in regola? Posso attirare i selvatici con la pastura?

Il legislatore nell’indicare i mezzi di caccia si è dimenticato del cane. È ovvio che se la cattura durante il periodo di caccia è fortuita, ed il cacciatore esegue le prescritte annotazioni sul tesserino, nessuno avrà nulla da ridire. Diversamente potrebbe essere se durante il periodo di caccia chiusa una persona usa un cane per cacciare, non si avrebbe solo addestramento fuori periodo, ma anche caccia con mezzi non consentiti (penale). L’uso delle mani (atto volontario) non è consentito. La Corte di cassazione ha risposto che l'uso delle mani non è compreso tra i mezzi di caccia consentiti dall'art. 13 e che, pertanto, in tal caso si configura il reato di cui all'art. 30, lett. h), legge caccia (Cass. pen., 10 gennaio 200 1, n. 139).
L'art. 21 della 157/92 proibisce l'utilizzo di esche o bocconi “avvelenati". La giurisprudenza ha interpretato questa espressione nel senso che l'aggettivo "avvelenati" deve riguardare tanto le esche quanto i bocconi; e che, pertanto, il divieto non sussiste se le une o gli altri non sono avvelenati. Ciò perché la normativa ha inteso proibire l'uso di mezzi di cattura insidiosi e crudeli. La Corte di cassazione ha pertanto assolto il cacciatore che si era servito di grano e pane per attirare il cinghiale (Cass. pen., se. 111, 26 maggio 1994, n. 6159).

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L’uso di richiami acustici a funzionamento meccanico, elettromagnetico o elettromeccanico con o senza amplificazione del suono è sempre vietato?

Ai sensi dell'art. 240 comma secondo cod. pen. è obbligatoria la confisca dei richiami acustici a funzionamento meccanico, elettromagnetico o elettromeccanico con o senza amplificazione del suono, quando sia accertato l'uso di codesti strumenti durante la caccia, in violazione dell'art. 21 lett. r legge 11 febbraio 1992 n. 157 (Cassazione sez. 3 n. 8322 del 23/7/9. Pretore di Cremona ordinanza n. 2048 del 19/12/92). C'è da chiedersi: ma allora perché continuano a venderli? semplice, perché chi li acquista può utilizzarli in alcuni paesi esteri o per uso didattico (!).

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Non ho ben capito come si misurano i calibri e perché l’otto è vietato a caccia mentre l’otto Flobert è consentito?

Nella terminologia tecnica la parola calibro indica il diametro interno della canna rigata (anima) espresso in una unità di misura (millimetri, decimi di pollice, ecc.). Nelle cane lisce si è mantenuto l’antico sistema inglese di indicarne il calibro con il numero di palle di piombo che si possono ricavare da una libbra inglese (gr. 453,6) di piombo. Quindi quando si parla di un fucile da caccia, il cal 12 significa che 12 palle uguali di piombo sono state ricavate dalla libbra di cui sopra e che il diametro di una di queste palle è il diametro della canna (anima) del fucile; il calibro 20 indica che la canna è più piccola perché per da una libbra di piombo si ricavano non 12 ma bensì venti palle (e quindi più piccole). Per questo motivo il 12 è più “grande” del 20, ecc. La legge 157/92 (sulla caccia) vieta i calibri superiori al 12 per le canne lisce, quindi un 8 (ad esempio una spingarda) essendo più grande del 12 è vietato.
Le cartucce Flobert hanno una ridotta carica di polvere, sono destinate ad armi di modestissima potenza, con la canna liscia il cui diametro (calibro), non si misura col sistema della libra ma in mm e quindi, essendo di dimensione più piccolo del 12, è consentito.
 

Calibro nominale*

Diametro nominale*

Diametro minimo*

Diametro massimo*

12 18,30 18,10 18,50
14 17,40 17,20 17,60
16 17 16,80 17,20
20 15,80 15,60 16
24 14,90 14,70 15,10
28 14,20 14 14,40
32 12,95 12,75 13,15
36 10,60 10,40 10,80

* Le misure sono espresse in mm

Nelle armi a canna rigata bisogna stabilire se il diametro interno dell’anima si misura tra i pieni e cioè tra i risalti della rigatura, oppure tra i vuoti. Se non vi sono diverse indicazioni, si intende che la misura riguarda il calibro di foratura e perciò la dimensione minima. La differenza tra i due valori è di 0,20-0,35 mm in canne destinate a sparare proiettili con camiciatura dura (acciaio, tombak) e di 0,30-0,50 mm per canne destinata a proiettili di piombo o con camiciatura sottile in rame. Quando si parla di calibro di un’arma, non si fa riferimento ai valori tecnici esatti, ma a valori arrotondati e convenzionali. Perciò quando si dice che una canna ha un calibro di 7 mm. non si intende che essa sia esattamente sette millimetri, ma solo che essa è idonea a sparare palle del calibro sette mm con tutte le tolleranze previste.
Il calibro della canna nulla ci dice circa la cartuccia che l’arma può sparare, e perciò quando si parla di calibro intendendo la cartuccia idonea ad essere impiegata in una certa arma, è sempre necessario aggiungere una ulteriore indicazione oltre a quella del diametro: la lunghezza del bossolo. Il sistema di misurazione europeo diverge da quello anglosassone che non è nemmeno uniforme. Le cartucce europee sono distinte da due numeri, uno indica il calibro, l’altro la lunghezza del bossolo (o anche il tipo di fondello).
Gli americani usano invece diversi sistemi. In genere si ha l’indicazione del calibro in millesimi di pollice, seguito dal nome dell’inventore o del fabbricante: .222 Remington, .224 Weatherby, .223 Winchester, .250 Savage, .270 Weatherby, .303 British (cioè ordinanza inglese), ecc. Altre volte sono state conservate denominazioni tradizionali che non hanno più alcun significato: ad esempio nella cartuccia .30-30 la seconda cifra indica la carica di polvere, espressa in grani, usata anticamente; però attenzione: la cartuccia .30-06 (che corrisponde al calibro europeo 7,62 x 63 mm) si chiama così perché adottata nel 1906; la cartuccia .30 M1 Carbine trae il nome dall’essere stata destinata alla carabina mod. M1. In rari casi, come quello appena visto, e per il cal. 308 Winchester, corrispondente al cal. 7,62x51 Nato di impiego militare, accade che vi sia una duplice denominazione.
Importante: le misure europee in millimetri non sono convertibili matematicamente nelle misure anglosassoni e viceversa; i calibri 9 europei corrispondono a 0,353 millesimi di pollice, ma vengono indicati in USA come cal. 38 che corrisponde a 0,96 cm. Ricordare sempre che le denominazioni sono convenzionali.

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Da cosa è dovuta l’imprecisione delle palle da cinghiale sparate con fucili a canna liscia?

Le cartucce a palla con peso da 24 a 39 grammi e velocità iniziale di 450-580 ms, forniscono rosate inferiori ai 5 cm di diametro a 50 metri di distanza. Il motivo per cui i cacciatori hanno l’impressione di una scarsa precisione è dovuto in primo luogo al fatto che le doppiette non sono adatte per questo tipo di palle. Le armi destinate a sparare a pallini sono azzerate per un tiro a 35 metri e le due canne sono accoppiate in modo che le rispettive rosate si sovrappongano a tale distanza; le canne sono, per così dire, strabiche, e convergono su un punto ideale posto a 35 metri. Sparando a cinquanta metri di distanza accade che la palla sparata con la canna di destra, colpisca parecchi centimetri a sinistra del punto mirato e quella di sinistra parecchi centimetri verso destra, con una differenza totale che fa apparire la rosata come disastrosa. Quindi il problema non sta nel fatto che la palla non sia precisa, ma nel fatto che il fucile non spara nel punto mirato.
Questo difetto non si verifica per sovrapposti e per fucili ad una sola canna, ma quasi sempre subentra il secondo difetto, quello dell’azzeramento, che fa sparare molto più in alto (fino a 35 metri) o più in basso (oltre i 40 metri) del punto mirato. I fucili a canna liscia sono azzerati per la distanza di 35 metri in modo che il centro della rosata sia 10-15 cm al di sopra del punto mirato, misura non adeguata per una palla che a quella distanza cade di soli 5 cm circa. Per far sì di avere una traiettoria che non si discosti dalla linea di mira più di 4 cm (sopra o sotto), l’arma dovrebbe essere azzerata, usando palle Brenneke o Gualandi, alla distanza di 70 metri e, usando palle Sauvestre, alla distanza di 100 metri.
La conclusione è quindi che con fucile sovrapposto o semiautomatico a canna liscia, si possono sparare slug con sufficiente precisione purché il bersaglio non si trovi oltre i 60 metri; il che vuol dire che queste armi vanno benissimo nella stragrande maggioranza delle situazioni che si presentano nella caccia in battuta. La situazione non cambia se invece di palle di peso inferiore ai 30 gr, si sparano cartucce magnum con palla di circa 40 gr.

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Per la caccia al cinghiale quale arma è consigliata?

Il cinghiale è un selvatico che, per vari motivi di sicurezza propria e dei cani, è meglio uccidere sul colpo piuttosto che ferire. Inoltre è particolarmente resistente e resistente al dolore; quindi occorrono calibri adeguati.
Il cinghiale ha un peso che va dai 60 ai 300 kg, La distanza di tiro è sempre limitata e difficilmente si superano i 50 metri. L’energia minima richiesta viene calcolata in 2000 joule, la quale viene raggiunta da una buona palla slug o da un proiettile di carabina a canna rigata di almeno 7 mm. Non occorre perciò una palla per lunghe gittate e con tiro teso, ma una palla che provochi un forte effetto di choc. La precisione dell’arma è secondaria perché nella caccia al cinghiale è richiesto un tiro rapido che non dà il tempo di una mira accurata: l’ideale è un’arma di rapida imbracciatura, con una buona linea di mira, da usare con cariche e palle standard che sono calcolate per dare un rinculo accettabile.

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Ad un esame per la licenza di caccia a cui ho assistito, ho sentito chiedere di parassitismo, che cosa significa?

Mi astengo dall’esprimere con la parola il mio pensiero nei confronti di un commissario d’esame che pone domande di tale natura (le risposte si trovano in testi universitari) ad un semplice esame per la licenza di caccia. Ecco alcuni chiarimenti:
È stato calcolato che almeno il 50% delle specie conosciute sono parassite in almeno un momento del loro ciclo biologico e che tutti gli animali subiscono l'attacco di questi parassiti. Il parassitismo è una forma di “associazione” fra animali, ma occorre chiarire alcune cose:
Simbiosi significa "vivere insieme". Due specie di organismi vivono insieme, senza alcuna implicazione relativa alla durata e alle conseguenze di questa associazione. In pratica un'ampia gamma di interazioni fra organismi, i più comuni dei quali sono il mutualismo, il commensalismo e il parassitismo.
Mutualismo, associazione di individui fortemente interdipendenti, fino al punto che i due “partners” non possono sopravvivere in assenza l'uno dell'altro. Ad esempio l'associazione fra i protozoi flagellati e le termiti, o quella fra i ruminanti e i protozoi del rumine. In ambedue i casi i protozoi possiedono gli enzimi adatti per convertire la cellulosa in glucosio, mentre l'ospite fornisce un ambiente a basso potenziale riducente. Beneficio reciproco, assenza di danno (Simbiosi, per alcuni autori).
Il commensalismo prevede che vi sia beneficio verso una sola direzione, ma come nel caso del mutualismo non c'è danno per nessuno dei due partners. Esempio, il pesce Clown e l'anemone di mare.
L'anemone di mare (velenosa) fornisce al pesce (immune al veleno) protezione contro i predatori.
Parassitismo. Rapporto stretto fra due organismi di cui l'uno (il parassita) vive su, sopra o a spese dell'altro (ospite). Questo implica che uno dei partner trae benefici, mentre l'altro subisce danni. Il "danno" è difficile da quantificare, come anche nel caso di mutualismo o del commensalismo, ed in realtà non si ha alcuna chiara quantificazione del danno e del vantaggio. Ad esempio molti molluschi quando sono infettati da certi stadi intermedi di vermi digenei sviluppano gusci più spessi e più pesanti, il che potrebbe rappresentare un vantaggio. A seconda delle condizioni esterne quindi l'associazione passa da mutualistica a parassitaria e perciò la definizione semplicistica di parassitismo che descrive la associazione in cui uno dei partner trae benefici e l'altro danni, è insufficiente. I parassiti possiedono un potenziale riproduttivo superiore a quello degli ospiti e questo discrimina i parassiti dai predatori. In conclusione non esiste alcuna definizione del parassitismo che sia del tutto soddisfacente perché guardando bene potremo sempre trovare delle eccezioni.
Ectoparassita vive sulla superficie dell'ospite.
Endoparassita vive all'interno dell'ospite.
Mesoparassita penetra all'interno di cavità naturali in comunicazione con l'esterno (cavità boccale, cloaca, canale auricolare esterno).
Ospite definitivo ospite nel quale il parassita raggiunge la maturità sessuale.
Ospite intermedio serve al parassita per completare il suo ciclo biologico. Di solito al suo interno va incontro a modificazioni morfologiche e fisiologiche
Ospite paratenico ospite di trasporto facoltativo. Non si rilevano modificazioni morfologiche al suo interno.
Vettore ospite che gioca un ruolo attivo nella trasmissione, può essere sia un ospite definitivo sia un ospite intermedio.

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Vorrei qualche chiarimento sulla "carta europea d'arma da fuoco".

Con la Carta europea d'arma da fuoco, si estende la validità dell'autorizzazione concessa in Italia anche per i paesi della Comunità Europea, il ché significa la possibilità di portare e trasportare, all’interno dei paesi della Comunità, le armi iscritte sulla carta sia per uso sportivo, che per uso venatorio
La Carta europea d’arma da fuoco è rilasciata a chi è già in possesso di licenza di porto o trasporto di armi, e la sua validità è legata a quella delle licenze o autorizzazioni cui si riferisce e comunque non può mai superare i cinque anni.
I possessori della Carta, possono trasferire e trasportare le armi iscritte senza altra licenza o autorizzazione purchè in possesso delle autorizzazioni prescritte per l’esercizio dell’attività.
La richiesta, indirizzata al Questore, va presentata al Commissariato di zona, se presente, oppure in Questura o, in assenza, alla stazione dei Carabinieri competente per territorio, compilando l'apposito modulo disponibile presso gli stessi Uffici.
Alla richiesta si deve allegare:

  • due marche da bollo da euro 14,62, da applicare sulla richiesta e sulla carta;
  • la dichiarazione sostitutiva attestante il possesso delle autorizzazioni, in corso di validità come il porto o il trasporto nel territorio italiano delle armi comuni da sparo, oltre all'avvenuta denuncia di detenzione, o la relativa documentazione rilasciata dagli organi competenti;
  • i dati identificativi dell'arma o delle armi, fino ad un massimo di dieci, che si intendono iscrivere sulla carta, indicando, per ognuna, tipo, marchio e modello, calibro e matricola;
  • la ricevuta di versamento di Euro 0,77 per il costo della carta (che è di Euro 1,93 per la versione bilingue), richiedendo all'Ufficio territoriale competente gli estremi del conto corrente della corrispondente Tesoreria Provinciale dello Stato;
  • due foto recenti, formato tessera, a capo scoperto e a mezzo busto.

Altri chiarimenti sulle procedure e sulla documentazione in materia di armi si trovano ben specificate nel sito www.poliziadistato.it

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Che cosa significa superfetazione ed è vero che le fatte di maschi e femmine delle lepri sono diverse?
Le lepri si accoppiano da dicembre/gennaio a luglio/agosto, e partoriscono da febbraio ad ottobre facendo da 1 a 4 parti l'anno con 1, 2 o più raramente 3 leprotti per parto, con una sopravvivenza annua è di 1 - 6 leprotti. I leprotti nascono con gli occhi aperti e col pelo (prole precoce), sono allattati di notte per 2 - 3 settimane e sono completamente svezzati a 4-5 settimane. La gestazione dura 40/42 giorni e la lepre può essere fecondata una seconda volta 4-10 giorni prima del parto poiché ha l'utero bipartito (superfetazione, praticamente rimane di nuovo gravida mentre è prossima a partorire). La diversità dei sessi può essere riconosciuta solo tramite l'esame diretto dell'apparato genitale. La produzione di due tipi di feci (fatte cuoriformi e appuntite) viene, infatti, fatta da entrambe i sessi in funzione dello stato funzionale del colon-retto e non sono diverse nei due sessi come da credenza popolare. Questa credenza popolare è supportata dall’osservazione delle lepri in cattività, dove effettivamente le fatte delle femmine sono più grandi nei pochi giorni che precedono il parto. Ovviamente in libertà le cose avvengono diversamente, rimane comunque una diversità dovuta all'età dei soggetti, all'alimentazione ed alle condizioni ambientali. Una diversità di comportamento nella fuga dal covo si ha tra maschi è femmine, nel caso che queste ultime abbiano i piccoli in zona: si allontanano cercando di attirare su di se eventuali nemici (i cani per esempio). Le credenze popolari sono alimentate anche dai racconti di caccia, questi racconti fanno parte della cultura dei cacciatori e, diciamo la verità, e piacevole rimanere ad ascoltare un racconto senza necessariamente dover intervenire per correggere chi racconta.

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In caso di controversie in materia di sanzioni amministrative di chi è la competenza?.

La competenza in materia di controversie in materia di violazione delle norme poste a tutela della fauna, appartiene al tribunale, e non al giudice di pace (ex art. 22 bis della legge n. 689 del 1981). Cass. Civ. Sez. II n. 13976 del 14 giugno 2007.

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L'abbattimento di animali selvatici senza licenza di caccia è furto allo stato?

Anche per la Cassazione l'abbattimento di animali selvatici senza licenza di caccia è furto aggravato ai danni dello stato. Nella vigenza della legge 157/92 l’ esclusione del c.d. “furto venatorio” non è generalizzata. La legge sulla caccia 157/92 non esclude in via assoluta l’applicabilità del cosiddetto “furto venatorio”; in realtà al contrario prevede tale esclusione solamente in relazione ai casi specificamente previsti dagli artt. 30 e 31, che non esauriscono tutti quelli di apprensione della fauna da ritenersi vietati in base ad altri precetti contenuti nella legge stessa ed infatti la norma che proibisce l’applicazione del “furto venatorio” è l’art. 30 n. 3 il quale recita: “nei casi di cui al comma 1 (dell’art. 30) non si applicano gli art. 624,625 e 626 c.p.” ed analoga previsione è contenuta nell’art. 31 per le sanzioni amministrative. Si deduce quindi che il reato di furto è stato espressamente escluso soltanto nei casi circoscritti dalla prima parte dell’art. 30 ed in tutto l’articolo 31 in questione e cioè quelli riguardanti il cacciatore munito di licenza che viola la stessa e caccia di frodo, mentre il bracconiere senza licenza non rientra in questa prima parte dell’art. 30 ed in tutto l’articolo 31 e non rientra in nessun altra previsione specifica e dunque il furto venatorio appare ancora applicabile a suo carico, perché la fauna resta pur sempre patrimonio indisponibile dello Stato (art. 1 L. cit.) e restano dunque intatti i vecchi presupposti giuridici sul “furto venatorio”.
Corte Suprema di Cassazione, IV Sezione Penale, Sentenza 34352 del 27/5/2004 (ud. 24/5/2004), deposit. 11/8/2004

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In caso di utilizzo di richiami acustici elettromagnetici è lecito il sequestro del fucile oltre che del richiamo?

La caccia che è illecitamente esercitata con l'uso del richiamo acustico per uccelli, a funzionamento elettromagnetico, è anche esercita con l'uso dell'arma che è occorrente ad abbattere gli uccelli attratti dal suddetto richiamo. In altre parole, i mezzi vietati non consistono soltanto nei richiami acustici non consentiti, ma nell'uso congiunto del fucile e di detti richiami. Il reato quindi, consiste appunto, nell'esercitare la caccia utilizzando nello stesso tempo sia i richiami vietati per attrarre gli uccelli sia il fucile per abbatterli, essendo evidente che un eventuale uso dei primi che non fosse accompagnato dall'uso o dalla disponibilità del secondo sarebbe irrilevante. Corpo di reato quindi sono entrambi i mezzi con i quali si esercita la caccia in modo illecito. Il sequestro del fucile è diretto ad assicurare una fonte di prova, trattandosi di cosa mediante la quale il reato è stato commesso.

Cass. Sez. 3, Sentenza n. 26837 del 15/06/2004 (Cc. 22/04/2004 n.00530 ).

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Ma è poi possibile che i parchi non siano obbligati a tabellare il loro perimetro.

Non va confusa la disciplina che regola i parchi nazionali prevista dalla L. 394-1991 , con quella dettata dall' art. 10 L.157/92 , relativa alla pianificazione faunistica e venatoria, che prevede la perimetrazione delle aree interessate con apposite tabelle; solo in questo caso, è necessaria una visibile segnalazione che individui le zone protette (ripopolamento e cattura ad es.) in mancanza della quale il soggetto non è in grado di percepire l'ambito dell' area tutelata. I parchi nazionali sono sottratti alla necessità di perimetrazione essendo istituiti e delimitati con appositi provvedimenti pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale completi di tutte le indicazioni tecniche e topografiche necessarie. Dal momento di tale pubblicazione sorge, ex art.5 cp, la presunzione di conoscenza dell' estensione del parco da parte di tutti i consociati e costituisce onere di chi si introduce nella zona di notiziari degli esatti confini della area onde evitare comportamenti di rilevanza penale. Quindi...informarsi!

Cass. Sez. III n. 32021 del 6 agosto 2007.

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Che differenza c'è tra uccellagione e caccia con mezzi non consentiti?

La legge sulla caccia opera la distinzione tra uccellagione e le altre forme di caccia con riferimento esclusivamente al mezzo usato e non alla destinazione delle prede catturate. Nella definizione del concetto di uccellagione, occorre, quindi, rifarsi alla esigenza della norma, che ha inteso vietare ogni cattura o uccisione sottratta a limiti temporali e di controllo, con possibilità di colpire ogni specie, anche quelle di cui è vietata la caccia. Costituisce uccellagione qualsiasi sistema di cattura di uccelli con mezzi diversi da armi da sparo (reti, panie, etc.), che, rispetto alle altre forme di caccia, abbia una potenzialità offensiva più determinata e comporti maggiore sofferenza biologica per i volatili. Deve, inoltre, escludersi che l'uccellagione possa essere esercitata solo con l'uso di complessi sistemi di estese reti, essendo all'uopo sufficiente anche l'adozione di congegni rudimentali e di limitata grandezza, anch'essi capaci di indiscriminata cattura di volatili. Alla stregua di tali principi, deve ritenersi che l'esercizio della uccellagione sia connotato dai seguenti elementi: 1) impiego di strumenti fissi, non di uso momentaneo, diversi dalle armi da sparo; 2) potenzialità offensiva di tali mezzi ampia ed indiscriminata, con pericolo, quindi, di depauperamento, sia pure parziale, della fauna selvatica.

Cass. Sez. III n. 35628 del 27 settembre 2007.

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Cosa sono i licheni?

La simbiosi mutualistica è la chiave per capire i licheni e significa che due organismi, che potrebbero anche non avere apparentemente nulla in comune, traggono vantaggio una dall’altro associandosi (o quanto meno non si danneggiano). Esempi classici sono il pesce pagliaccio e l’anemone, il paguro e l’attinia, il cane e l’uomo, i batteri che vivono all’interno del rumine, ecc.
I licheni sono il risultato della simbiosi tra un fungo ed un’alga e si comportano come una singola unità. Il fungo si nutre delle sostanze prodotte dalla fotosintesi dell’alga che a sua volta trae vantaggio dal fungo in termini di protezione dai fattori esterni. Il lichene è costituito esternamente da cellule fungine ed internamente da quelle dell’alga. In questo modo l’alga non si secca e riesce a sopravvivere per lunghi periodi anche in mancanza d’acqua. Questi organismi producono delle sostanze licheniche (metabolici) che differiscono da ogni altro prodotto fungino o algale e sono in fase di studio e recenti scoperte hanno attribuito ai licheni proprietà antibatteriche, antibiotiche ed antitumorali.
I licheni sono organismi vincenti ed, infatti, hanno colonizzato gran parte del pianeta: si possono vedere delle macchie giallastre, arancio, nere, verdi o rossastre su rocce, muri, i tetti delle vecchie case, le cortecce degli alberi, dalle distese radure circumpolari (muschio) alle nostre montagne, perfino su vetro, cuoio e ferro, ovunque vi sia un po’ d’umidità. Sono degli organismi sensibili all’inquinamento, assorbono ma non eliminano sostanze come l’anidride solforosa o il piombo, perciò le cellule tendono a disgregarsi. Questo fatto rende i licheni degli indicatori della salute di un determinato ambiente.
In oriente i licheni vengono anche utilizzati per usi alimentari e nel nord Europa sono mescolati alla farina per la produzione di un pane caratteristico. Vi sono anche varietà di licheni estremamente velenosi come il caso della Letharia vulpina che, lo dice il nome, era utilizzata in passato per produrre bocconi avvelenati per le volpi ed i lupi. Gli invertebrati traggono vantaggio dai licheni come nascondiglio per le uova, riparo da predatori o camuffamento per assalire altri invertebrati.
I licheni possono assumere diverse forme: croste, filamenti, foglie aderenti alla superficie su cui vivono e possono presentarsi anche in forma di polvere o di ramificazioni. La loro diffusione può avvenire sia per la produzione di protuberanze che si staccano e sia con processi sessuati, ed in questo caso è il fungo a produrre le spore che staccandosi entrano in contatto con specie algali compatibili e danno origine al lichene.

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Sono in possesso di porto d'armi per tiro a volo poso trasformarlo in porto d'armi da caccia?

Il porto d'armi è unico e non rimpiazzabile. Non è possibile avere un duplicato di un porto d'armi smarrito o rubato e non è possibile "convertire" un porto d'armi in corso di validità. Per avere il porto di fucile per caccia occorre presentare tutti i documenti richiesti e riceverà un nuovo porto d'armi.

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Posso trasportare il mio fucile da trap col camper. Come mi devo comportare?

Il trasporto delle armi col camper è normato da una regola di carattere generale che è l'art. 20 della L. 110/75: "La custodia delle armi deve essere assicurata con ogni diligenza nell'interesse della sicurezza pubblica".

I concetti di porto e trasporto sono stati chiariti dalla circolare n. 559/c3159-10100 del 14 febbraio 98: "il trasporto di un'arma ne concretizza il trasferimento da un luogo ad un altro (come oggetto inerte e non suscettibili d'uso) in assenza quindi della pronta disponibilità che caratterizza il porto".

In sostanza, per trasportare la propria arma col camper occorre stivarla in sicurezza tale che non possa essere asportata da malintenzionati e che non ci sia la "pronta disponibilità" da parte del proprietario (smontata e chiusa a chiave).

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Vorrei informazioni sulla normativa che riguarda l'importazione, la catalogazione delle armi e, se possibile, i relativi costi.

L'articolo 31 del R. D. 773/31 vale come regola generale sia per l'importazione che per la catalogazione. Altre indicazioni per la procedura d'importazione sono dettate dalla L. 110/75, art. 12 e 13, mentre per la catalogazione e immatricolazione art. 7 e 11.

Per importare meno di tre armi per anno solare occorre rivolgersi all'ufficio armi della  questura di residenza, se le armi sono più di tre è competente la prefettura. I costi dipendono dal paese di provenienza (oltre al costo fisso di marche da bollo e banco di prova) e dal numero delle armi.

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