Scuola Faunistica Veneta  Tel. 360.466786

Ambito Territoriale di Caccia TV8

 

 

La presente pagina serve solo per mera informazione. Ogni chiarimento, suggerimento, lamentele o richieste varie, vanno indirizzati direttamente al presidente  

 

Indice 

Notizie generali;

10 modi per distruggere un'associazione;

Etica venatoria

Differenza tra cacciatori e bracconieri

La preghiera del cacciatore.

 

 

Notizie generali sull'ATC n. 8 TV

Il territorio agro-silvo-pastorale in provincia di Treviso è di Ha 217.319, di cui:
Oasi In provincia di Treviso Ha 903
Zone di ripopolamento e cattura Ha 29028
Parchi e riserve naturalistiche Ha 5270
Fondi chiusi Ha 321
Centri privati produzione fauna selvatica Ha 230
Territorio sottoposto a vincolo di divieto di caccia Ha 37636
Percentuale zone sottoposte a vincolo di divieto di caccia 17,32%

L'A.T.C. 8 si estende sui comuni di Maserada sul Piave, Breda di Piave, San Biagio di Callalta, Carbonera e la parte ovest della Città di Treviso. Il territorio è pianeggiante ed interessato da corsi d'acqua a carattere torrentizio, oltre naturalmente che dalla sponda destra del Piave per un tratto di circa 15 Km. Le colture sono principalmente cerealicole e interessate da vigneti. Vi è inoltre la zona incolta ed interessata da bosco planiziale naturale che corre lungo le grave del Piave. Confina a NO con l'A.t.c. 3, a NE con gli A.t.c. 9 e 10, ed a S con l'A.t.c. 13 (con cui condivide il campo di addestramento cani "Al Bosco"). l'A.t.c. 8 in collaborazione con la Provincia di Treviso, da alcuni anni ha iniziato una meticolosa attività di ripopolamento e cattura delle lepri nei rifugi di San Biagio, Breda e Maserada. Tale attività, promossa dal Presidente Cenedese e  portata avanti con entusiasmo da parte dei componenti del direttivo e dei soci dell'A.t.c., ha portato questo ambito all'autosufficienza in materia di ripopolamento di lepri. Da alcuni anni è anche iniziata una fattiva collaborazione tra Vigilanza Venatoria, Presidente e Provincia e questo coordinamento ha prodotto risultati apprezzabili in termini di presenza di selvaggina sul territorio. Altre attività come cene sociali, gare di cani o tiro al piattello, giornate ecologiche, beneficenza, gite, ecc., sono organizzate dai responsabili delle varie sezioni e seguite con calore dai soci dell'ambito.

La zona di protezione speciale ZPS  che ricade nel territorio dell'ambito interessa l'area fluviale del Piave ed in detta zona vi è la limitazione dell'attività venatoria con il cane, fino alle ore 14, dall'apertura e fino a metà ottobre (in detta zona è anche vietato addestrare i cani nel periodo di nidificazione, dal 1° aprile al 1° agosto, nei siti ove prevista l'istituzione dei campi di addestramento cani). Tutta la ZPS è regolarmente contrassegnata da tabelle a norma di legge, collocate da volontari cacciatori.

 

 

 

Etica venatoria

L'esercizio venatorio non può essere lasciato al beneplacito del singolo cacciatore. Chi esercita la caccia è tenuto a tenere un comportamento che domini la passione, con ragionevolezza e conoscenza di causa.

L'etica venatoria verso se stessi significa acquisizione da parte del cacciatore di una mentalità frutto della riflessione e dell'onestà, accettazione del dominio della ragione e necessità di fare delle rinunce. Curare la propria formazione e abituarsi a riflettere anziché agire d'istinto. Utilizzare l'arma in sicurezza, che non è spavalderia, senza il timore che induce alla paura.

Letica venatoria verso la selvaggina significa che il cacciatore deve collaborare per assicurare alla selvaggina la dovuta protezione, astenendosi dalle azioni contrarie alla legge che possono nuocere alle popolazioni degli animali cacciabili e alle specie protette. Gli spari ai selvatici vanno effettuati esclusivamente con lo scopo di colpirli mortalmente, evitando quindi tiri maldestri che possono ferire un selvatico e farlo soffrire inutilmente. Non si tira al fagiano in ramo o alla lepre al covo. Il cacciatore deve saper rinunciare al tiro anche ad un animale cacciabile se ritiene che il capo in questione riveste un valore o è di utilità per gli altri animali del branco o della colonia.

L'etica venatoria verso gli altri cacciatori significa che le regole di prudenza e di cortesia vanno osservate in modo da non provocare la reazione degli altri cacciatori. Sul terreno di caccia vanno rispettate le precedenze, le postazioni già occupare e non va intralciato l'esercizio venatorio altrui. L'azione di caccia non termina finché il cacciatore non cessa di inseguire il selvatico. Non esistono privilegi e tutti hanno gli stessi diritti e gli stessi doveri.

L'etica venatoria verso terzi. I territori in cui si esercita l'attività venatoria sono frequentati anche da altre persone: sportivi, agricoltori, attività di controllo, ecc. La maggior parte di queste persone cercano tranquillità e distensione e sono contrarie alla caccia. La presenza del cacciatore può destare moti di simpatia, avversione o indifferenza. E' il comportamento del cacciatore a provocare reazioni che possono dare origine a giudizi negativi per la caccia. Il cacciatore porta un'arma che va maneggiata con prudenza. Egli deve dimostrare nei fatti di preoccuparsi dell'incolumità delle persone. Non sono tollerati atteggiamenti spavaldi. Il cacciatore prima di sparare il colpo di fucile deve essere sicuro che il terreno è libero. Non va mai dimenticato che ogni giudizio negativo sul cacciatore si riversa, immancabilmente, sulla caccia in senso generale.

L'etica venatoria verso le cose di terzi significa che le coltivazioni vanno rispettate, evitando vandalismi gratuiti e inutili che sono anche dannosi alla causa venatoria. Un atteggiamento rispettoso nei confronti dei beni altrui trova le sue radici in un comportamento corretto del cittadino, frutto di riflessione e di un'educazione civile.

Alcuni consigli di prudenza.

1) Conoscere il calendario venatorio.

2) Rispettare il calendario venatorio.

3) Tenere sempre il fucile aperto e scarico salvo che in azione di caccia.

4) Accertarsi che le canne siano libere da corpi estranei prima di caricare l'arma.

5) Avere l'assoluta certezza del bersaglio prima di sparare.

6) Per chiudere il fucile dopo averlo caricato si fa ruotare il calcio e non le canne.

7) E' buona regola non utilizzare la sicura ma aprire l'arma: è più sicuro.

8) Con un'arma carica non si scavalca mai un ostacolo, non si passa mai attraverso due fili di ferro e non si salta mai un fosso. In questi caso l'arma va aperta e scaricata: è più sicuro.

9) L'arma va sempre maneggiata come se fosse carica anche se si è sicurissimi che non lo è.

10) Quando un fucile non viene usato deve essere riposto con cura, meglio se smontato. Se ci sono bambini in casa, armi e munizioni vanno posti in luoghi separati.

 

La Preghiera del Cacciatore


Ti lodiamo, Signore, perché dai vita all'acqua, ai boschi,
ai fiori, agli animali, alle pianure, alle montagne ed al sole che ci illumina,
Ti lodiamo per farci continuamente comprendere la bellezza della Tua creazione,
giungere alle nevi bianche e alle paludi, camminare nelle pianure e salire le colline.

Ti lodiamo, Signore, perché ci concedi di vedere i caprioli ed i camosci sui monti,
l'aquila ed il falco nel cielo ma anche le pernici, i fagiani, le lepri, i beccaccini
e quante altre creature sono nel mondo a Tua gloria.

Perdonaci, Signore se talvolta le sacrifichiamo alla nostra passione
ma la loro esistenza ci fa capire la Tua generosità,
ci dispone al rispetto dei Tuoi beni e alla riflessione.

Sii lodato Signore, per la pace che ci donano le montagne,
le pianure, i boschi e le paludi, e per i pensieri che ci suscitano:
scrutando la natura ed ascoltando la Tua voce
impariamo a ritrovarTi nell'abisso del nostro spirito.

E se un giorno Tu volessi farci restare fra loro
accogli, nella Tua infinita misericordia,
la nostra anima di peccatori a Te sempre vicina.

 

10 modi per distruggere la propria associazione.

1) Non frequentare la sede;
2) Frequentarla ma solo per criticare e per creare problemi;
3) Rifiutarsi di assumere incarichi;
4) Offendersi per non essere stati prescelti o per non avere avuto incarichi;
5) Dopo avere ricevuto un incarico non partecipare alle riunioni;
6) Oppure partecipare senza aprire bocca se non dopo la conclusione della seduta per criticare o per dire come sarebbero dovute essere fatte le cose;
7) Non collaborare ad alcuna attività, evitare accuratamente ogni impegno, criticare i volonterosi che si danno da fare;
8) Opporsi ad ogni nuovo programma, ad ogni iniziativa con la scusa che le iniziative gravano inutilmente sul bilancio;
9) Se nessuna iniziativa è stata assunta accusare i dirigenti di scarsa iniziativa;
10) Leggere il giornale sociale e gli avvisi solo occasionalmente e poi lagnarsi di non essere tenuto al corrente sulle novità dell’associazione.

 

 

 

Un pensiero.

Capita di leggere, di tanto in tanto, sui quotidiani che i cacciatori vengono confusi con i bracconieri, occorre fare chiarezza, tra un cacciatore ed un bracconiere passa la stessa differenza che passa tra il cliente di una banca ed un rapinatore di banche: tutti e due entrano in banca per prendere i soldi ma con la differenza che uno può, va in banca per prendersi i suoi soldi, l'altro invece è un delinquente. Secondo me, sono complici di un delinquente anche quelli che si siedono a tavola sapendo di mangiare un animale ucciso da un bracconiere, senza se e senza ma.

Ermete.

 

  

ermete.pastorio@email.it